Image Credits: Il Messaggero (16.12.2011)
Nell’articolo “Professionisti ad arrangiarsi” vi abbiamo parlato di una situazione problematica odierna, che coinvolge soprattutto i giovani neo-professionisti; tuttavia, non si è scritto riguardo alla stretta attualità, come ad esempio ciò che sta accadendo alla nostra Politica, al nostro Paese ed a tutto il continente. Non lo abbiamo fatto perché siamo nel mezzo di un clima di incertezza, nel quale ogni cosa detta può essere smentita o rafforzata pochi minuti dopo. Basti osservare le riforme che il Parlamento si appresta ad approvare in queste ore: continui emendamenti, scappatoie, politici che prima dicono di tagliarsi gli stipendi, per poi tagliarceli a noi, ma soprattutto – evitando la solita demagogia e concentrandoci su ciò che maggiormente ci riguarda – i forti dietro-front sulle liberalizzazioni. Si parla di un Presidente del Consiglio Monti deluso dal risultato delle discussioni alle camere (lo definisce «un’imboscata»), ma poi si scopre, a detta di Dario Franceschini del PD, che «è stato il governo a presentare gli emendamenti che hanno annullato le liberalizzazioni su taxi, farmacie e autostrade». Certo, il “dado” non è ancora tratto: la manovra sarà votata in via definitiva al Senato il 23 dicembre, ed in una settimana ci si può aspettare tutto ed il contrario di tutto; intanto però si prevedono 3500 nuovi esercizi di parafarmacia che sarebbero stati aperti e che invece rimarranno solo un sogno nel cassetto – con il conseguente annullamento delle opportunità di lavoro – e stamattina Il Messaggero, a pagina 9, propone un articolo di tutto interesse per la nostra professione. L’eliminazione degli Ordini professionali, infatti, fa parte di ciò che doveva essere fatto e che invece non avverrà, poiché il testo modificato non prevede più l’abolizione di tutte le norme relative agli ordini entro il 13 agosto 2012, ma solo di quelle in contrasto con il nuovo decreto. Nel titolo, l’articolo di Luca Cifoni recita «Il governo ha ammorbidito la clausola che avrebbe portato all’abolizione automatica», e ancora «I principi di concorrenza sono già legge, otto mesi per attuarli». La norma riguarderà in particolare quegli Ordini che superano i 100 mila iscritti, ossia medici, avvocati, infermieri e tecnici dell’edilizia – tra i quali gli architetti sono superati in numero dagli ingegneri solo perché di ingegneri ce ne sono molti, da quello edile a quello “gestionale”. Per quanto concerne la descrizione completa dei contenuti tecnici del decreto, si rimanda a fonti più autorevoli – le quali, per altro, rimarranno probabilmente “mute” fino a cosa fatta – tuttavia sentiamo la voglia di dire la nostra riguardo ad alcuni aspetti del decreto ormai noti: innanzitutto, l’annullamento della normativa che vieta l’esercizio della professione in forma societaria (ad oggi si può parlare di “architetti associati”, o al più di collaborazione tra professionisti, di cui uno solo ha l’onere di firma, ma non di vere e proprie società di architettura); ciò che è assurdo non è tanto il testo di questa norma ormai fortunatamente a fine vita, ma il motivo per il quale questo testo esisteva: nacque nel 1939 per mezzo del governo fascista, per impedire ai professionisti ebrei di esercitare la professione. Nei nostri pensieri nasce spontanea una domanda: come mai la norma è ancora in vigore? Serviva un governo tecnico composto da professori plurilaureati per andare contro il potere degli Ordini? Non bastavano i “semplici” parlamentari che ieri si prendevano a parolacce e tentavano di picchiarsi a Montecitorio? Mi sa di no. Un altro punto del decreto prevede l’eliminazione del numero chiuso per l’accesso alla professione, previo Esame di Stato. Anche in questo caso, il governo avrà molto da lavorare per evitare scappatoie, dato che gli Esami di Stato vengono “presidiati” dagli stessi Ordini, oltre che dalle Università. Dunque, finché essi non saranno aboliti, il loro “occhio vigile” continuerà a sorvegliare, ed eventualmente influenzare, l’andamento del mercato delle (poco) libere professioni. Ciò non vuol dire che da parte nostra – non solo degli autori del blog, ma dei giovani architetti in generale – ci sia un completo schieramento a favore dell’eliminazione degli Ordini; ma ci rendiamo conto che qualcosa sta cambiando, e ne siamo soddisfatti. E se per la tutela del nostro futuro ci sarà bisogno di rinunciare, ahimè, all’etica deontologica imposta dal “Regolamento per le professioni di ingegnere e di architetto” risalente al ben lontano 1925, ben venga.